I social media, gli imbecilli ed il lavoro

I social media, gli imbecilli ed il lavoro

Viviamo ormai da diversi anni in un mondo in cui l’accesso alle informazioni si è esteso ben al di là delle capacità umane di reperire, discernere ed utilizzarle sempre nel modo corretto.

Abbiamo anche, non da ieri, possibilità di interazione diretta, potenzialmente con miliardi di individui e milioni di istituzioni.

Personalmente sono convinto che poco si sia fatto per comprendere le opportunità che questa nuova condizione ci dà e nulla si sia fatto per insegnare ad utilizzare in modo utile e costruttivo questa straordinaria condizione.

Ora, da “HR” è da diverso tempo che mi interrogo su una questione molto più terra-terra, legata a quanto premesso.

Sappiamo tutti che, almeno in teoria e dal punto di vista legale, non è lecito discriminare in una selezione, sulla base del sesso, dell’età, delle convinzioni politiche o religiose.

Sappiamo anche che ogni sconfinamento, in sede di valutazione di un candidato, nella sfera personale a scapito di quella strettamente professionale, non solo è eticamente discutibile, ma anche potenzialmente pericoloso, anche per i possibili risvolti legali.

Bene… mi autodenuncio!

Tempo fa mi è capitato di escludere da una selezione un candidato del quale, in modo casuale, mi ero trovato a leggere un post su Twitter.

In quel post c’era scritto: “i negri andrebbero tutti bruciati, il fatto che siano già colore del carbone ci indica che è la cosa giusta!”

Qualcuno potrebbe affermare che io avrei dovuto limitarmi a valutare la capacità di quel candidato di svolgere il lavoro richiesto, di essere motivato a farlo, di farlo per un costo compatibile con le esigenze del datore di lavoro… ed infine di essere in grado di inerirsi adeguatamente nel contesto in cui sarebbe andato ad operare.

Potrei difendermi dicendo che il contesto era un contesto nel quale si sarebbe dovuto relazionare con persone di colore e quindi questo avrebbe potuto compromettere il suo inserimento… ma non era questo il caso.

Altri potrebbero affermare che per quelle sue parole su Twitter, in fondo, non potevo affermare che corrispondessero al suo pensiero reale, ma solo ad una “stupidata” fatta senza pensarci troppo e che magari non pensava minimamente quelle cose e si era forse anche pentito di averle scritte.

Anche questa posso considerarla un’obiezione magari persino accettabile; ma mi interessa poco rispondere nel merito.

Provo invece a spiegare perché, al di là di ogni ragionevole dubbio, ho scelto di escludere il candidato:

nella peggiore delle ipotesi ci troveremmo di fronte ad un “essere umano” spregevole, che meriterebbe un soggiorno variamente lungo nelle patrie galere… in una parola: un pericoloso imbecille.

Nella migliore delle ipotesi il suo post su Twitter mi appare invece come la dimostrazione che si tratti di una persona molto poco capace di gestire il proprio modo di comunicare e relazionarsi quindi con gli altri. Totalmente incapace di fare valutazioni circa il mezzo utilizzato per comunicare, il contenuto di quanto comunicato e le conseguenze delle proprie azioni.

Tanto mi basta per concludere che una persona così (che non sostengo non possa peraltro essere recuperata con un po’ di sforzo) non possa entrare a far parte di un contesto lavorativo “strutturato”.

Per me diventava quindi inevitabile la conclusione che non fosse persona idonea da presentare ad un mio cliente… il mio dubbio ora è che più in generale NON sia persona idonea a far parte di qualunque ambiente lavorativo.

Carlo Magni